Estratto: La festa della Madonna

«Era il momento più bello della festa. Le campane che suonavano a distesa annunciavano l’uscita della processione che avrebbe attraversato le strade principali del paese. Sui due lati della strada procedevano in fila indiana i bambini che avevano fatto la prima comunione o la cresima durante la messa celebrata dal vescovo; al centro della carreggiata ragazzi e ragazze con gli stendardi dei paesi

vicini partecipanti e quelli della parrocchia con gli oggetti votivi in oro offerti dai fedeli. Anelli, bracciali, collane, spille, cuoricini, tutti fissati sul drappo azzurro dello stendardo. Subito dietro c’era la banda musicale con tromboni, clarinetti, sassofoni, flauti, tamburi, grancassa e piatti metallici. In divisa bianca e blu, sui tromboni la scritta con il nome del gruppo, la banda accompagnava canti e preghiere. In serata, prima di congedarsi, eseguiva nella piazza principale del paese il suo repertorio. Dal Bolero a La gazza ladra; dalla Carmen di Bizet alla Cavalleria rusticana, dal Sangue viennese di Strauss all’Aida di Verdi; dalla Bohème alla Tosca, dalla Madame Butterfly alla Turandot di Puccini. In un crescendo di emozioni si arrivava al pezzo finale con cui la banda salutava i presenti e, in fila ordinata, lasciava la piazza tra applausi scroscianti. La statua della Madonna veniva trasportata a spalla da fedeli che si alternavano lungo il percorso. Subito dietro procedeva il vescovo, con la mitra e il bastone pastorale, accompagnato da don Leon, il nostro parroco, e i sacerdoti dei paesi vicini. A seguire, il sindaco con la fascia tricolore sul petto e due carabinieri in alta uniforme, con il pennacchio e la divisa delle grandi occasioni; le suore, le catechiste, i chierichetti. Poi, la folla dei fedeli che cantavano senza sosta. Non sempre intonati né a tempo.

“Evviva la Madonna… e la Madonna evviva…”.

Sugli usci di casa si affacciavano, timidamente, i malati che non avevano potuto unirsi alla processione. Facevano il segno della croce, inviavano un bacio alla statua con la mano che muovevano appena chiedendo, nel silenzio dei loro cuori, la grazia della guarigione.

“Ave, ave, ave Maria…” cantavano i fedeli.

In processione c’era sempre qualche donna che procedeva scalza o in ginocchio per un voto fatto alla Madonna o per chiedere una grazia. Non sembrava provasse dolore nel procedere su strade non ben lastricate, su cui lasciava il segno del suo passaggio con sottili righe di sangue rosso. Anzi, più il dolore era grande più la postulante sperava nell’intercessione.

Prima di rientrare in chiesa la processione si fermava a guardare i fuochi d’artificio in onore della Madonna. Ai primi colpi, i cani scappavano via ululando e cercando riparo per i loro timpani. I muli nella fiera si imbizzarrivano e i commercianti dovevano sudare sette camice per tenerli a bada tirandoli per le redini e aiutandosi con la frusta. Quando i fuochi finivano seguiva un lungo applauso da parte dei fedeli. Poi, la processione rientrava in chiesa e la statua della Madonna veniva depositata su un baldacchino di fronte all’altare maggiore. I fedeli sfilavano davanti alla statua baciandone i piedi. Qualcuno si fermava a pregare sulle panche della chiesa, in ginocchio, a mani giunte, cercando la serenità spirituale in un dialogo intimo con la Madonna. Come tra madre e figlio devoto. I pellegrini dei paesi vicini, usciti dalla chiesa, si riunivano all’ombra degli alberi per ripararsi dal sole cocente e consumavano un pasto frugale prima di riprendere la strada di casa, a piedi».

 

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