estratto capitolo XVI: Occupazione del liceo

Alzai la mano.

“Prego, Morgan”.

“Grazie” risposi, avvicinandomi al tavolo della presidenza.

“Sarò breve. Gli studenti hanno dato prova di buona volontà e collaborazione concedendo tempo ai politici per sistemare le cose. Ma non vediamo risultati apprezzabili. Senza ritegno morale stanno conducendo una battaglia politica sulle nostre teste, sui nostri diritti. È ora di smetterla!”

“Basta! Via i politici dalla scuola!” fece eco l’assemblea.

“Siamo stufi di bagni maleodoranti, dita di polvere sui banchi e corridoi insalubri” ripresi il mio intervento. “È ora di avere una scuola normale. Con i bidelli. Come tutte le scuole del mondo. Se continuiamo a stare buoni, tranquilli e rassegnati, fidandoci delle promesse che a ogni inizio anno ci vengono rinnovate, state sicuri che le cose non cambieranno. Se vogliamo bidelli e laboratori dobbiamo dimostrare coraggio, alzare la voce e farci sentire”.

“Come?” chiese un ragazzo con la sigaretta accesa, appoggiato a una colonna.

“Diamo un ultimatum ai politici e, quando sarà scaduto, passiamo all’azione”.

“Che dovremmo fare?”

“Mettere in campo forme di lotta diversificate”.

“A che stai pensando, Morgan?” chiese Lester.

“Affiggiamo manifesti di denuncia in piazza e nei bar spiegando la situazione e sensibilizzando la popolazione. Poi, occupiamo l’istituto a oltranza finché non arriveranno i bidelli. Chiediamo l’intervento di giornali e tivù per dare voce alla nostra lotta. Studenti contro politici. Davide contro Golia. La parte giovane e pulita della società contro la casta che non vuole lasciare né rinunciare ai suoi privilegi. Costi quel che costi. Oggi bloccano il nostro liceo, domani bloccheranno il nostro futuro. Con scelte arbitrarie sul lavoro, la sanità, lo stato sociale, i diritti civili, la scuola, la pensione. Se non saremo attenti potremmo perdere molto. Forse, tutto. Quando si tratta di inciucio politici i mass media ci vanno a nozze. E, poiché fra pochi mesi ci saranno le elezioni, queste campagne non sono molto gradite, in alto. Si perdono consensi e potere”.

“Chiedo di mettere ai voti la proposta di Morgan” intervenne Lester.

“Chi è d’accordo?”

L’aula magna divenne una foresta di mani alzate.

“Bene, la mozione è approvata” concluse il presidente, soddisfatto, mettendola a verbale.

“Andremo a parlare con i politici e il preside per l’ultima volta. Se entro due giorni non arriveranno risposte concrete occuperemo l’istituto. Tutti d’accordo?”

“Sì” urlò l’assemblea.

“Possiamo allargare la lotta facendo parlare di noi” aggiunsi.

“Come?” chiese Lester.

“Blocchiamo il mercato di giovedì prossimo” risposi. “Basta chiudere le strade di accesso al paese. Gli ambulanti dovranno tornare indietro. Per questo protesteranno in tutte le sedi facendo il nostro gioco. Se i mass media venissero attratti dalla nostra lotta non si parlerebbe d’altro in tivù e sui giornali locali. E i politici dovrebbero risolvere il problema, a loro malincuore. Perché quando cresce il malcontento cala il consenso. Loro lo sanno bene”.

 

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